Luca Amadei e il rapporto tra kung fu e bambini

L’Istruttore Luca Amadei ci parla della sua esperienza sul rapporto tra kung fu e bambini. Ha iniziato ad avvicinarsi ad un corso per bambini aiutando il Maestro Alberto Rossi ad Almenno S.B.

Da quanto tempo insegni arti marziali in un corso per bambini? Come mai hai deciso di dedicarti a loro?

Mi sono sempre reso disponibile per qualsiasi attività di assistenza agli istruttori. Ho iniziato così nel 2005 ad avere a che fare con i bambini durante i corsi organizzati dal Maestro Alberto Rossi, presso la palestra di Almenno San Bartolomeo. Successivamente ho contributo a tenere un corso per bambini presso la palestra di Albano. Il rapporto tra kung fu e bambini presuppone una tipologia di insegnamento diversa rispetto a quella utilizzata con gli adulti, favorita anche dal carattere personale e dalla capacità di avere a che fare con i bambini. Mi sono reso conto di avere una predisposizione verso questo tipo di insegnamento, probabilmente ho un modo di esprimermi e di comportarmi che ai bambini piace.

Cosa significa, per te, insegnare Kung Fu ad un bambino?

Per poterlo spiegare, è necessario fare una distinzione tra adulti e bambini: si può dire che gli adulti abbracciano questa disciplina per realizzare il proprio desiderio di sfogo personale. Contemporaneamente, però, riescono a stare alle regole e seguire la disciplina richiesta. I bambini, invece, si iscrivono a kung fu per svariati motivi non ultimo su indicazione dei genitori. Ci sono bambini che vengono portati ai nostri corsi su consiglio di qualche terapeuta, per difficoltà comportamentali o motorie. I bambini non sono tutti uguali. Essendo in fase di crescita, ognuno ha una capacità di apprendimento e di attenzione differente. Per me, insegnare, significa quindi trasmettere i valori di rispetto ed essere partecipe alla crescita fisica e mentale di un bambino.

È più complesso tenere un corso per bambini o uno per adulti?

È più complesso tenere un corso per bambini in quanto, soprattutto quando sono piccoli, è necessario motivarli continuamente e seguirli in prima persona, senza interruzioni. I bambini hanno una capacità di attenzione breve e limitata nel tempo. Per questo motivo, è necessario pensare ad esercizi adatti a loro, che li interessino e li attraggano. Non si può pensare di spiegare loro un esercizio e aspettarsi che lo eseguano da soli per tutta la durata della lezione. Vanno seguiti, passo dopo passo. Alla fine delle lezioni mi sento pienamente soddisfatto e gratificato degli sforzi fatti. Ho la consapevolezza di aver fatto la differenza, seppur nel mio piccolo.

Perché far praticare kung fu ad un bambino? Non è uno sport violento?

Dipende tutto dagli insegnanti e dall’influenza dei genitori. Qualsiasi cosa può diventare uno sport violento, se affrontata nel modo sbagliato. Mi è capitato di assistere ad una partita di calcio dove la vera violenza era palesemente trasmessa dai genitori sugli spalti. Non è lo sport in sè che favorisce la violenza, ma il modo in cui le persone si comportano. Inoltre, una buona dose dipende anche dai valori presenti alla base di quello sport, delle regole e dell’importanza di rispettarle. Nella nostra Accademia al primo posto ci sono i valori e le regole, il rispetto di essi; le tecniche vengono dopo. Non è il migliore chi esegue perfettamente una tecnica, ma chi dimostra rispetto verso il proprio maestro, gli altri allievi e la palestra.

Se te li sei perso, leggi anche l’articolo introduttivo su i falsi miti legati al rapporto tra bambini e arti marziali e l’intervista fatta al Maestro Alberto Rossi.

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